Cose che capitano
E un pezzo ad alto tasso di cinismo, lo premetto, ma sono certa che dopo aver letto la minuziosa ricostruzione dei fatti che vado a narrarvi , mi concederete delle attenuanti.Giovedì pomeriggio, alle ore 17,30, mi trovavo a bordo della mia autovettura sul Lungotevere. Come consuetudine, a quellora ed in quel tratto, cè un traffico tale che più di un turista , nel vedere limponente muro di automobili, scappa terrorizzato in direzione dei colli romani convinto che Veltroni abbia invitato i romani a lasciare la città a causa dellimminente impatto di un asteroide su Castel SantAngelo.Completamente immobile nel traffico, osservavo rapita le imbarcazioni risalire il Tevere, notando non senza stupore che su una canoa a cinque il terzo canoista in canottiera a righe blu era in realtà una pantegana di settantotto chili che pagaiava con notevole impegno, quando ad un tratto ho sentito un frastuono assordante.Un motorino, uscito dal tunnel a tutta velocità, sera letteralmente schiantato contro la mia automobile ferma. Ho aperto allarmata lo sportello e mi sono trovata davanti una scena raccapricciante: un uomo di una quarantina danni circa era sdraiato sullasfalto con evidenti graffi sulla mano destra ma perfettamente lucido e vigile. Vi chiederete cosa ci fosse di così raccapricciante in questa scena. Un po più in là , volato via dal portapacchi al momento dellurto , giaceva riverso sullasfalto lallegato del giovedì di Repubblica, ovvero le poesie tedesche. Molti automobilisti sono scesi a prestare soccorso e tutti hanno avanzato il sospetto che la distrazione delluomo fosse stata provocata dal profondo torpore indotto dalla lettura del volume. Il poveretto, affranto, ha confessato di aver letto due poesie di Rilke prima di salire sul motorino benché sia la moglie che i figli gli avessero vivamente sconsigliato di mettersi in viaggio e sè assunto la responsabilità dellincidente.Dopo dieci minuti circa è arrivata lambulanza e mentre gli infermieri infilavano il collarino al tizio a me toccava un supplizio ben più gravoso: rispondere a tutti i passanti che con lo sguardo beota mi ponevano larguta domanda: Oddio, cè uno per terra! Che è successo? e sforzarmi di non replicare : Niente, quello che vedi per terra è un alieno venuto a visitare i musei vaticani e quella cosa lampeggiante su cui lo stanno caricando è la nave madre incaricata di venirlo a riprendere. Soddisfatto pezzo di idiota?Ad ogni modo, partita lambulanza e spiegato ai vigili cosa era successo, pensavo di potermene tornare finalmente a casa. Qui viene il bello. Per legge, che laccaduto sia o no colpa tua, finchè in ospedale non viene accertato con precisione lo stato di salute del paziente, tu non puoi muoverti dal luogo dellincidente. In pratica, se i dottori stabiliscono che la prognosi è riservata la tua autovettura viene sottoposta a sequestro, se invece il paziente è codice giallo la faccenda finisce lì. E non è che uno può attendere a casa o che so, in una caserma dei carabinieri. No. Deve restare lì. Ora, io vi prego di provare solo lontanamente ad immaginare lassurdità della scena: io praticamente sotto sequestro sul Lungotevere e due vigili che ogni mezzora chiamavano lospedale San Giacomo domandando Come sta il paziente?. Dopo due ore di attesa ho cominciato a preoccuparmi di come mi sarei procacciata il cibo nei giorni a venire, ragion per cui ho ricavato delle lance rudimentali dalle spazzole tergicristalli ed ho cominciato a pescare del pesce di fiume nel Tevere. Dopo quattro ore di attesa sono sopraggiunti pensieri macabri del tipo Se per caso il poveretto non ce la fa devo aspettare la tumulazione?. Dopo cinque ore , quando pensavo seriamente di telefonare ad un mio zio ex-galeotto e chiedergli di andare al San Giacomo a sopprimere il paziente per metter fine alla sua e alla mia agonia, è arrivata la bella notizia. Il tizio aveva solo una costola incrinata. A quel punto sembrava indelicato andarsene così , dopo sole sei ore dattesa, ragion per cui ho salutato i vigili e, come dovrebbe essere previsto dalla legge, sono rimasta lì finchè in ospedale non è arrivata la suocera a portargli i cioccolatini.
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