
E un articolo scorretto, ve lo dico subito.
In coda al mio pezzo rivelerò lepilogo del film
Non ti muovere, per cui chi non desiderasse avere anticipazioni su un colpo di teatro mai visto al cinema, ovvero lei che alla fine muore, non procedesse nella lettura.
La pellicola, come senzaltro saprete, è tratta dal romanzo Non ti muovere di
Margaret Mazzantini. Si è detto , di questopera , che ecceda nelle trovate drammatiche . Vero o no, io sono una delle tante persone che prima di vedere il film ha letto il libro e vi garantisco che senza aver mai avuto alcun tipo di velleità imprenditoriale e con un investimento contenuto, pari cioè al prezzo di copertina, mi sono ritrovata
socia azionaria della Kleenex ad honorem.
Il romanzo è, in effetti, lievemente tragico.
Per intenderci,
leditor della Mondadori che per primo ha visionato le bozze di Non ti muovere , terminata la lettura, ha inserito
Madame Bovary tra i grandi classici della risata insieme ai libri della Littizzetto e si racconta abbia cominciato a trovare divertenti perfino gli articoli di
Beppe Severgnini.
Con questo materiale letterario a disposizione, era naturale che il film che Sergio Castellitto ha tratto dal romanzo della moglie, venisse tacciato di ruffianeria e di istigazione alla lacrima facile.
Eppure vi garantisco che non è così. Sia chiaro. La pellicola, per usare una metafora attuale, mi è parsa credibile quanto il recente colore di capelli di Romano Prodi, eppure a Castellitto un merito va indubbiamente riconosciuto: è riuscito nellardua impresa di alleggerire quelle due-tre tematiche che chi si è sollazzato tra le pagine del libro conosce benissimo, ovvero la cecità del cane della protagonista, il seno cadente della protagonista, la violenza carnale, la povertà, laborto, ladulterio, linfanzia infelice, lincidente in motorino con trauma cerebrale annesso, la morte. Ebbene: nel film le tette della Cruz stanno su ed il cane ci vede benissimo, lo spettatore può star tranquillo.
A generare buon umore nel pubblico ci sono poi altre geniali trovate: il personaggio interpretato dalla Cruz è, secondo la trama, nato e cresciuto in Molise con madre albanese e, per giunta, si chiama Italia. Lo ribadisce la Cruz in un passaggio del film affermando in molisano stretto:
Yo soi de un paese in cui la unica chiesa lha butata giù el teremoto .
Dopo questa dichiarazione allo spettatore viene il dubbio che a buttar giù la chiesa si stata lincornata di un toro con le banderillas infilzate, ma pare che la Cruz abbia difeso il suo italiano claudicante così:
Pure Antonio De Pietro es molisano de Montenero de Bisacia e diciamocelo, non abla italiano manco lui! .
Inflessione a parte , bisogna ammettere che il tentativo di imbruttire la Cruz per renderla più credibile, è perfettamente riuscito. E riuscito talmente bene che da donna mi domando se il truccatore possa fare qualcosa anche per
la Arcuri e la Seredova, ma queste sono considerazioni frivole, me ne rendo conto.
Infine, due perplessità: siamo proprio sicuri che il protagonista
Timoteo nutra questamore totalizzante nei confronti di Italia? Io su uno che in macchina mi mette un nastro di Toto Cutugno già nutrirei dei dubbi , ma ancor più li nutrirei nei confronti di uno che nella vita fa il chirurgo e prima di unoperazione in anestesia totale mi invita a fare colazione.
Se Timoteo non dico si fosse laureato in medicina, ma avesse almeno visto un paio di puntate di
Elisir con Michele Mirabella , avrebbe senzaltro imparato che per essere sottoposto ad anestesia il paziente deve essere totalmente digiuno.
Ed infatti, guarda caso, Italia morirà sotto i suoi ferri. Nel libro si parla di setticemia, ma il dubbio che prima di incubarla Timoteo le abbia fatto mangiare un Mac Bacon resta forte.
Insomma signori, non vi fate ingannare dalla trama drammatica.
Il film, tragico e doloroso nelle intenzioni, contiene più di un elemento comico, tantè che io, anche per lanciare una sorta di monito allo spettatore, lavrei intitolato Non ti (com) muovere .
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